Piccoli oggetti entrano in casa o nelle tasche e nelle borse; regali, o acquisti di consumo, conquistano - con la propria discreta fruibilità - una confidenza, una familiarità intima. Accompagnano, indifferenti - nella propria oggettività - le stagioni del nostro tempo. Ci vivono accanto, in apparente dispensabilità, muti ma attenti. Li ricambiamo con il nostro pratico affetto, compensiamo con la nostra la loro naturalezza. Il tempo lievita la nostra relazione, lo spazio la tempera. Io amo - per esempio - la brocca bianca da quattro soldi che ci fu regalata dal pittore che imbiancò la nostra prima casa, il posacenere di maiolica finta rubato in sicilia, l’astuccio che Silvia dimenticò nel mio zainetto a Sestola. Come scrisse quel tipo: « La vita passa, l’amore dura » .