Riflettere sulle idee altrui - soprattutto su quelle che colgono il bersaglio, che ti mettono in questione - è una buona via per la consapevolezza. Di se stesso, della situazione in cui ti trovi. Se ben esposti, e argomentati con parole differenti da più persone ( ciascuno ha il suo linguaggio: il chimico userà formule, l’umanista citazioni ) , tali pensieri - simili e non eguali - allargano scavandola la trincea dove, per quieto vivere o temporanea difesa, tutti stiamo, più o meno, sprofondando. E di conseguenza ci obbligano - tramite quel potente incubatore e acceleratore di risposte che si chiama istinto di sopravvivenza - a riflettere: per capirsi e poi capire, o viceversa - dipende dai casi. Soprattutto per rispondersi e poi rispondere, per fare o dire qualcosa: per uscire dalla trincea, almeno per un poco, per usare la nuova e impermanente consapevolezza a vantaggio di chi, per destino e/o cattive pratiche, in quel momento ne è privo, o perfino nemico.

Vale per faccende sentimentali o di gusto: l’amica che ti parla chiaro del tuo esasperato egocentrismo; la conversazione origliata in autobus ( parlano di loro amici i due anziani e sconosciuti coniugi, ma pare stiano commentando la tua condizione ) ; la recensione di un film, o di un ristorante ( che ti attira e respinge insieme, proprio perché pare toccare i tuoi punti sensibili ). Vale per le questioni di fondo, quelle esistenziali - civili - spirituali - e dunque politiche: il suicidio - l’ennesimo - di una quindicenne, i modi di raccontarlo e affrontarlo; la scelta di scattare una foto a un uomo che sta morendo piuttosto che far qualcosa per salvarlo ( o per lo meno restar paralizzati dalla enormità del fatto cui per caso si assiste ) , e invece venderla subito dopo, con indifferente consequenzialità; la visita a una tomba dove, per un minuto, i tuoi cari davvero pare siano resuscitati solo per annusare brevemente il profumo dei due garofani che hai portato loro, per udire le parole silenziose che li hanno evocati.

Io non credo che tutti abbiamo il tempo, la voglia, il coraggio, la disperazione, l’onestà, l’occasione, la capacità - che abbiamo tutti le orecchie pulite e le labbra aperte necessarie per ascoltare, e poi per dire - almeno a se stessi ma ad alta voce - quanto e come tali idee-pensieri-parole-libri-avvenimenti pubblici o privati ci interpellino. Penso sia una pratica rara. Ma quelle idee-pensieri-parole-eccetera ci parlano anche ( soprattutto ? ) se NON riusciamo ad ascoltarle. E tanto meno rispondiamo loro, tanto più hanno potere su di noi.