Noi pensiamo per immagini e non per parole, e fin qui siamo d’accordo; però quando, a mezzanotte, componiamo, richiamiamo alla memoria, o riformuliamo mentalmente qualcosa che vogliamo dire nel sermone di domani, o che in un sogno recente abbiamo detto a Dolly, o che desidereremmo aver detto a quell’insolente ispettore del college vent’anni fa, pensiamo naturalmente per immagini verbali, finanche udibili se siamo soli e vecchi. Di solito non pensiamo per parole in quanto la vita è per la maggior parte un mimodramma, ma è indubbio che, se necessario, immaginiamo delle parole, proprio come immaginiamo tutto ciò che è percepibile in questo mondo, o in un mondo ancora più improbabile.

Nabokov, ” Guarda Gli Arlecchini ” - Adelphi, € 19. ( pagina 140 )