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Poco importano gli stretti rapporti fra il genio e la follia. l’importante è che questi due tipi umani rappresentano variazioni estreme.

L’uomo di si distingue dal folle per il fatto che quest’ultimo perde il contatto con l’ambiente. Il folle e il genio sono entrambi dei disadattati, ma mentre il folle è totalmente disadattato, il genio lo è solo rispetto all’ambiente contiguo. In altri e più chiari termini: il folle vive esclusivamente dentro se stesso; il genio vive in se stesso e in un ambiente umano e non nazionale. Il disadattamento all’ambiente umano contiguo è il medesimo per entrambi; ma il disadattamento
in sé è diverso. Il genio astrae, istintivamente, dall’accidentale e dal temporale, e attinge ciò che è astratto e puramente umano. Il folle astrae da tutto e non raggiunge gli stessi risultati.

Inutile dunque chiedersi se gli uomini di genio devono dedicare il loro tempo all’accidentale o all’eterno. Essere uomo di genio significa dedicarsi all’estremamente umano in detrimento del contingente. “ L’uomo di genio - ha scritto Goethe - appartiene al suo tempo solo per i suoi difetti ” ; vale a dire, per le limitazioni del suo genio. In altre parole: l’uomo di genio appartiene al suo tempo solo nella misura in cui non è uomo di genio. ( … )

Ho passato la notte con i Pessoa, stanotte.

La frase che ho ritagliato è alle pagine 103 e 104 de " Il libro del genio e della follia " ( Mondadori, 22 Euro ).

Non si può dar conto della frammentarietà E della unitarietà di questo volume FATTO di appunti. Bisogna leggerlo, meglio se sapendo qualcosa almeno dei Pessoa.

Ma anche no, immagino un buon lettore digiuno ma curioso: sarebbe forse ancora più rapito.

Rimando chi lo volesse alla pagina ufficiale, e al mio altro post da copista.

Vorrei solo osare dire che il tema dell’adattamento, o del suo contrario ( nelle forme e nei gradi scalari più vasti, non lineari, momentanei o duraturi ) è una delle maggiori questioni antropologiche, filosofiche e - naturalmente - comportamentali che si possano affrontare. Da dilettante raccolgo parole e note, quadri e altre visioni a questo proposito. Una loro raccolta non c’è, se non dispersa. Ma stanotte non ho potuto non andare a una pagina di Salman Rushdie, occasionale e quanto mai esatta, che sconfina nell’epistemologia partendo da un Oscar mal assegnato.

Bon, chiusa qui. ilrestomanca, come sapete forse se non è la prima volta che passate di qui.