Sometimes
I cherish sleep
more than art or love.
It helps me drown into undulating
intermediary colors,
into the shimmer of a Gilette blueblade,
into the leopard’s yawn,
and into all my secondary lives
that cure me of too much exposure and precision.

( nina cassian, indigo, 2 - da C’È MODO E MODO DI SPARIRE, pagg 244-246, Adelphi, 25€ )

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[ Per me. Per te, per chi lo sa e per chi non. E per chi fa finta di no,
ma lo sa. ]

Meno, meno ancora, BaoTze !

Meno, meno ancora, BaoTze !

Struca La Foto / Salta Fora El Macaco

Struca La Foto / Salta Fora El Macaco

Una poco frequente, una rara coincidenza di date fa di oggi una giornata speciale.

Complici il sistema di misurazione del tempo secondo l’ebraismo e quello civile, oggi sono - insieme - sia il 20 gennaio 2014 e il 19 Shevat 5774. ( nota di Bao: questo testo è stato scritto ieri, ma pubblicato qui oggi, 21 gennaio 2104 - 20 Shevat 5774 )

Capita ogni giorno, ma non tutti i giorni di tutti gli anni capita che nello stesso giorno nascano o muoiano due persone che saranno, o sono stati, marito e moglie, madre e padre. Chi, dopo di loro, è ancora qui, e lo sa, non può non trattenere, per quel che può, il fiato, ogni volta che ci pensa. E ci pensa almeno una volta all’anno, oggi, appunto, per me.

L’ unicità di cui ognuno di noi è esempio si sdoppiano, o raddoppiano, si sottraggono o moltiplicano. Ogni momento. All’infinito, in avanti o indietro, come una nota che echeggi eternamente, come un cerchio nell’acqua che ne crei un altro un altro un altro, alla enne. E al suo apparente inverso, un cerchio che ne contenga uno minore, uno minore, uno minore ancora, avanti così, fino al sasso che inghiotte, o genera, tutto.

Un oggetto piano che diventa un solido, ma rimane piatto, uno specchio che riflette tutto, se stesso compreso, un alveare grande come l’infinito: questo sei, sono, siamo, con una buona ma non sufficiente approssimazione linguistica.

La synchronicity accade tutti i giorni, ma siamo troppo distratti ( e non bene esercitati ) all’attenzione per esserne davvero consapevoli. Forse è una necessaria protezione, una auto protezione protettiva: aver piena consapevolezza della ordinata casualità del tutto è insostenibile, pare.

Di più non so né posso dire, e questo post è già abbastanza…

Poco fa non pensavo a niente del genere, anche se sapevo che giorno è oggi. Lo so. Lo so di più dal 2001. A cristallizzare queste parole dal pulviscolo infinitamente mobile è stato uno status qui su FB. Una frase, non posso dirvi quale, che un attimo prima di vederla scritta, avevo pensato. Giuro, non è stato un deja vu, o una autosuggestione. Ne ho la prova.

Ho pensato : che bella questa rispondenza, questa eco di cui non si sa se sia stato il pensiero o la scritta ad essere matrice.

E, subito dopo, ho pensato che essere marito e moglie, o padre e madre, o fratello e sorella non sono la sola via per essere parenti. Ma solo quella più visibile.

E ho scritto quel che avete letto. Forsi. E che - senza correzioni o riletture, o pudore - pubblico adesso.

Che se ci penso su…

La conversazione continua qui

La Signoria Vostra è invitata alla Assoluzione Perenne delle Proprie Colpe, che avrà luogo adesso, esattamente dove lei si trova.

Anzi, è già avvenuta.

Congratulazioni.

Chez GallizioLab


« Chiiiii ? Ah, ti !
Entra, dèmodèi, no star là come un pàmpel.
Xè una relazion, disevimo, fra l’esser attenti al prossimo e custodìr se stessi, e in questo no xè Pascal che tenga, bisogna tornar a Spinoza, minimo, e più su, anca fin a Parmenide…
Oh, te son imbambolà?
Ah, il signorino non capisce il dialetto, eh ?
No no, no scuse. Che poi secondo mi – secondo me – ( terzo: non pervenuto ) tu
non capisci che la filosofia non si spiega, si fa. E che è tutto un discorso
ininterrotto, un Logos che si fa Tao, o non è filosofia, è storia della, è bullshit, è cacca di toro, comprendez vous ?

Te sta dormindo in pìe, vedo.
Allora: stamattina presto, per esempio, sentivo al telefono una amica, la sa ( questo è sia triestin sia lingua, do you like ? ) – la xè una che la sa sempre tutto. Qua, a dire il vero, quel ‘ la ‘ sarebbe un triestinismo, ma insomma hai capito. Una brava, intelligente, colta, lavoratrice. Che sul serio ( par bòn, così impari qualcosa, giovane ! ) ha una cultura popolare e alta davvero notevole. E che la mostra, con finezza e immediatezza. Per soddisfare curiosità altrui, eh, non per vantarsi. Bullarsi, dite voi, eh . To show off. No, anche un poco, magari, ma insomma poco, e bisogna capirla. Io la capisco. Ma insomma, stamattina al telefono ho osato fare dell’ironia, forse anche un po’ di sarcasmo ( mentre mi usciva dalle labbra lo zolfo già mi dispiaceva ma ormai, lei sa cose scrisse Metastasio, “…più trattener non vale…” – Sì, figurarse, Metastasio. Lei non sa neanche la formazione del Milan campione di coppa dei campioni nel 1963 a Wembley…) Scherzo, e adesso mi scuso, anche con lei: son cattivo, sto sulfur mi viene fuori troppo facile, mi scusi. Dicevo ? Sì, ho detto alla mia amica se non si annoiava a saper sempre tutto. Capisce? Bene, allora. Lei poi mi ha risposto in poesia, con un aforisma sferzante, che mi ha lasciato il segno. E io ho pensato: male ho fatto a prendermela con lei, ma però così ho sollecitato la sua risposta, e così ho un nuovo punto di equilibrio, un passo, un passetto avanti. Nel raccontare, nel raccontarsela. Cosa c’entra. Con l’apostrofo o senza? Tutte e due, anche “Cosa centra” va bene, in questo caso, devo segnarmelo, c’è sempre da imparare dai refusi, dai lapsus, dai lapis… Niente, non pervenuta. Come ? No, dicevo fra me. La filosofia non si insegna, si segna. È come un gol, deve passare la linea. Che gonfi la rete, o scivoli lenta, la palla deve andare dentro. Drento, in triestino. Se non va dentro, se non diventa un numero, una parola, una idea in più, non è gol. Non è filosofia. Serve una buona difesa, un libero dinamico, servono schemi e improvvisazione, allenamento e salute, panchina lunga, cannonieri. Le azioni sono i pensieri, i giocatori le idee. E anche i pensatori di una volta, quelli di oggi, e anche lei. Anche della squadra con cui si gioca, come quella della mia amica. Anche chiunque. Capisce, anzi no: sente ? Ultima roba, poi la mando via, devo vedere il pilot di True Detective: come lei certamente sa, nelle squadre oggi non è che giocano solo atleti italiani in Italia, francesi in Francia… Ci sono gli stranieri – che parola ridicola eh, che parola smentita e terribile però, ancora.. ( devo segnarme anca questa ) – e poi, una volta, in Italia, c’erano gli oriundi. Cioè giocatori che erano argentini o messicani o di qual paese si voglia, ma con origini italiane. Insomma, quasi. Meglio se avevano un cognome che suonava italiano. Non sapeva, eh? Mi segua, ho quasi finito, la fin de la licenza ( ‘sse, figurarsi se sto qua ga leto Cyrano ) è vicina, e io tocco. Il dialetto – il triestino per me, el triestin ‘nsoma – è l’oriundo della filosofia. Dice con immediatezza ciò che la lingua non sa dire, che non può dire. E segna. Fa gol. Porta avanti, per il pareggio. Perché lo sa ? – no, non lo sa, ancora – : non si vince, mai. Ma si può non perdere.

Bon. Fine. Andato. Kaputt. La vadi. Vada. A domani. Ciao »

TriesteD’Oro, vista da Kontowood

TriesteD’Oro, vista da Kontowood

Mi sono svegliato con il tuo viso in bocca; avevi aperto una finestra per me, o forse invece la chiudevi. Allontanandoci da quella stanza vedevamo tre fiere digrignare i denti impazzite - i colli protesi, le fauci spalancate. Una tigre, del bengala, un lupo bianco e un toro, nero, ci gridavano sgolandosi il loro disprezzo, la loro volontà omicida, ma erano afoni o - insomma - nel sogno erano muti.

Ci siamo allontanati con lentezza, io sorridevo. Tu - ricordo ora solo il tuo viso e quel sorriso abbaglia lampioni - avevi un golfino beige a giro collo, che non ti avevo mai visto addosso.

- Dev’essere il sotto di un Twin Set, ho pensato - sapendo la tua anglofilia, ma ero sorpreso.

Ora qui, ho in bocca solo il gusto del caffè, sono le cinque e cinquantatré, non so dove sei né, né con chi, né. Mi giro, mi guardo bene attorno. No, non sei con me.

( Scritta di getto, non riletta, già pensando al GallizioLab - povero lui: che scocciatore sono ! - in pochi minuti, sulla tastiera dell’ipad. La mattina del 15 gennaio a Kontowood ancora buia buia, con questa musica e questa frase in testa, con quel frammento sognato pucciato dentro il caffè. Vedi, alle volte, che proprietà veritativa hanno certi piccoli avvenimenti: ora, solo ora SO cosa vuol dire Madeleine. È tutto vero, musica in ascolto compreso, suggerita da Deezer. Cfr snapshot. )


Per GallizioLab

Grazie.