Folate terse
Spazzano via le nebbie
Dai miei pensieri.     (presso Kontowood’s Garden)

Folate terse
Spazzano via le nebbie
Dai miei pensieri. (presso Kontowood’s Garden)

Odor d’ottobre -
Legna, brodo, ricordi -
Dimmi, passero.                                    (presso Kontowood’s Garden)

Odor d’ottobre -
Legna, brodo, ricordi -
Dimmi, passero. (presso Kontowood’s Garden)

Ferita lenta
Apri in due parti me
E la castagna.


[ BaoTzeBao, 14.11, 17.10.14, kontowood ]

Ferita lenta
Apri in due parti me
E la castagna.


[ BaoTzeBao, 14.11, 17.10.14, kontowood ]

Solo e con me
Leggo, fumo e bevo the
Pensando a te.

( BaoTzeBao - 11.01, 16.10.14, Kontowood )

Solo e con me
Leggo, fumo e bevo the
Pensando a te.

( BaoTzeBao - 11.01, 16.10.14, Kontowood )

Frida e Vladimir ( by Sebastian Bieniek  ) Questi due sono amanti, non ha alcuna importanza che non si siano mai incontrati. Talvolta un uso artistico di Photoshop rende reale e significativo ciò che la realtà ha privato di possibilità.

http://sebastianbieniek.tumblr.com/

Frida e Vladimir ( by Sebastian Bieniek ) Questi due sono amanti, non ha alcuna importanza che non si siano mai incontrati. Talvolta un uso artistico di Photoshop rende reale e significativo ciò che la realtà ha privato di possibilità.

http://sebastianbieniek.tumblr.com/


Mi sono svegliato con il tuo viso in bocca; ti sei alzata, hai spalancato la finestra, o forse invece l’hai chiusa. Vieni, mi hai detto con il mento. Allontanandoci dal divano vedevamo guardarci, seccate, le tre fiere dantesche, o forse indù, che erano sul tappeto. Digrignavano i denti – colli protesi, fauci lucide. Una tigre del bengala, un lupo bianco e un toro, nero. Ci gridavano, sgolandosi, il loro dispiacere: volevano che restassimo. Erano disperate, ma anche afone. Oppure eravamo noi che non eravamo capaci di ascoltare. È un incubo, ho pensato solo allora. Ma non ero spaventato, e tu sorridevi. Però c’eri, e allora non poteva che essere un sogno.

Ci siamo allontanati con lentezza, affiancati. Tu – ricordo come fosse adesso il tuo sorriso abbaglia lampioni – avevi un golfino beige a giro collo, che non ti avevo mai visto addosso.

Ora, qui, ho in bocca solo il gusto del caffè, sono le cinque e cinquantatré, non so dove sei, né con chi, né.

Mi giro, mi guardo bene attorno.

No, non sei con me.

Eppure sei qui, e io sono -qui- con te.

Una foto mossa, della sala/palcoscenico al TOMO Musèe di Tokyo dedicata a Fujimoto Yoshimichi, Maestro ceramista. 

Poche ( tre ? Forse due ) altre volte ho provato una simile emozione psico fisica in presenza di opere d’arte. I vasi, i piatti, i vassoi, la plaque, la tavola rossa con gli ideogrammi d’oro… Tutto è incastonato in uno spazio di meno di cinquanta metri quadrati, fatto di velature e ombre, di parallelepipedi e sagome pentagonali. Il colore dominante del fondo è il nero, tendente al rosso scuro. Quelli dominanti nelle opere di ceramica e laccatura il rosso, il bianco, e l’oro. Una sala infotografabile, per opere irrapresentabili se non da se stesse. E infotografabile per assenza di illuminazione adatta, oltre che per esplicito divieto.

 Prima ho disegnato la sala.
( Io che provo, che solo penso di poter disegnare: basta a dire la condizione in cui ero ) 
Il risultato è stato penoso, ma così ho fissato qualcosa di quell’ora in trance. 

Poi, però, profittando della mia consapevole inadeguatezza, della momentanea assenza di guardiane, e del bisogno, o della paura di non poter rivedere quel che stavo vedendo e che non avrei potuto di lì a poco più rivedere, ho trasgredito.  

E la foto - che allora è mossa ma non è sbagliata - ha dunque fermato ciò che più c’era, lì, allora. È una celebrazione dell’invisibile, della sua potenza comunicativa, che oltrepassa ogni visibilità possibile. 

Il titolo più frequente delle opere ( non ) fotografate è ” Moths In Flame ” (Falene In Fiamme).

Una foto mossa, della sala/palcoscenico al TOMO Musèe di Tokyo dedicata a Fujimoto Yoshimichi, Maestro ceramista.

Poche ( tre ? Forse due ) altre volte ho provato una simile emozione psico fisica in presenza di opere d’arte. I vasi, i piatti, i vassoi, la plaque, la tavola rossa con gli ideogrammi d’oro… Tutto è incastonato in uno spazio di meno di cinquanta metri quadrati, fatto di velature e ombre, di parallelepipedi e sagome pentagonali. Il colore dominante del fondo è il nero, tendente al rosso scuro. Quelli dominanti nelle opere di ceramica e laccatura il rosso, il bianco, e l’oro. Una sala infotografabile, per opere irrapresentabili se non da se stesse. E infotografabile per assenza di illuminazione adatta, oltre che per esplicito divieto.

Prima ho disegnato la sala.
( Io che provo, che solo penso di poter disegnare: basta a dire la condizione in cui ero )
Il risultato è stato penoso, ma così ho fissato qualcosa di quell’ora in trance.

Poi, però, profittando della mia consapevole inadeguatezza, della momentanea assenza di guardiane, e del bisogno, o della paura di non poter rivedere quel che stavo vedendo e che non avrei potuto di lì a poco più rivedere, ho trasgredito.

E la foto - che allora è mossa ma non è sbagliata - ha dunque fermato ciò che più c’era, lì, allora. È una celebrazione dell’invisibile, della sua potenza comunicativa, che oltrepassa ogni visibilità possibile.

Il titolo più frequente delle opere ( non ) fotografate è ” Moths In Flame ” (Falene In Fiamme).

Da Hitamuky, Tokyo, a Kontowood, Nowhere.

Grazie a Norikazu Ozawa.

Sengai, autoritratto.


« Cosa Ti Ha Fatto Voltare/Voltato, Sengai, in Questo Momento/Luogo Supremo dello Zen in Giappone ? “


Museo Idemitsu - Tokyo

( traduzione / variazioni di Bao, dal Francese )

Sengai, autoritratto.


« Cosa Ti Ha Fatto Voltare/Voltato, Sengai, in Questo Momento/Luogo Supremo dello Zen in Giappone ? “


Museo Idemitsu - Tokyo

( traduzione / variazioni di Bao, dal Francese )

Nikko, shinkyo sacred bridge (presso 二荒山神社 神橋 (Shinkyo Bridge))

Nikko, shinkyo sacred bridge (presso 二荒山神社 神橋 (Shinkyo Bridge))